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Nome: Marco Paolisso
Alcuni dicono di me che sono un genio, altri un coglione altri ancora dicono:-Marco chi?????-
Va bè.... leggete e divertitevi...ok?
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Stefano Benni
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Luce.
Vedo le mie palpebre aprirsi lentamente; non riesco a pensare. Vedo il mio braccio, lo riconosco per via dell’orologio, probabilmente c’è appoggiata sopra la mia testa, fisso la mia mano, la apro e la chiudo più volte per assicurarmi che sia proprio la mia; ho le dita e le unghie nere, sporche come mai. Sono sdraiato, ma non è un letto, è troppo duro, non ci sono coperte, alzo leggermente il busto, c’è solo una stretta striscia di carta, larga come il mio corpo, sotto è una specie di tavola blu. Mi metto seduto, non so quanto ci ho messo, mi guardo intorno, è quasi tutto bianco; sono in un corridoio. Mi guardo addosso, sono lurido ci sono macchie su pantaloni e maglietta, ho pezzi di non so cosa attaccati hai peli delle braccia, solo ora mi rendo conto della puzza che emano. Un uomo mi parla in una lingua straniera, non so cosa dice, riesco solo a sorridere cortese, almeno ci provo, tento di dire al tizio che non lo capisco e nel frattempo mi dirigo verso l’uscita. Una strada e un edificio enorme dietro le spalle, ho freddo; devo chiamare qualcuno, mi accorgo di avere in tasca il cellulare, solo allora ricordo di avere degli amici. Mi tremano le mani ma cerco di fare il numero, c’è un messaggio non letto.
“Ci hanno detto che non potevamo restare all’ospedale. Siamo all’ostello, qualsiasi cosa chiamaci a qualsiasi ora.”
Non mi ero ancora reso conto di essere in ospedale, cerco di ricordare cosa è successo; buio completo. Faccio il numero e il telefono squilla:
-Che è successo?- mi stupisco di avere ancora la voce in gola.
-Ti sei sentito male. Arriviamo!-
-Ma che è successo? Non ricordo niente!-
-Tranquillo arriviamo subito!-
-Ma…-
Dall’altro capo sento solo il fastidioso tono dell’occupato.
Aspetto; fermo, immobile, ho paura che se mi muovessi poi i miei amici non mi troverebbero più. Continuo a guardarmi intorno, mi rendo conto di non avere idea della direzione da cui arriveranno i soccorsi; sento freddo, troppo freddo. L’attesa è indefinibile: freddo, paura, confusione e il disperato tentativo di riordinare quel caotico puzzle che è la mia memoria; giurerei di aver visto il sole tramontare due volte.
Finalmente arrivano, hanno gli occhi allegri di chi pensava già al peggio
-Oddio ragazzi ma che è successo.-
-All’uscita del locale hai cominciato a vomitare, non siamo riusciti a riportarti in ostello.-
-Ma quando? Io mi ricordo che… Oddio Ale ma tu stavi con quella ragazza e io…-
Alessandro mi guarda con la faccia a metà fra lo stupito e il malinconico
-Non importa, vai a cambiarti ora.-
Mi riaccompagnano dentro l’edificio, non voglio, quel posto mi fa paura, una paura innaturale, in fondo quello sbagliato sono io. I miei passi sono incerti, come quelli di un bambino che ha appena imparato a camminare, entro in bagno. I bagni degli ospedali sono enormi pieni di corrimano per le persone che non possono reggersi sulle proprie gambe, non hanno nulla della rassicurante intimità solita di quei luoghi; c’è uno specchio, troppo piccolo per quei metri quadri, la mia faccia è orribile, la odio, non la riconosco, vorrei riempirla di pugni. Mi cambio da bravo bambino, e metto i panni luridi in una busta di plastica. Esco ingobbito dal freddo mi lascio accompagnare verso il taxi.
Tornato in ostello ho la sensazione che tutti mi guardino, che tutti sappiano, tutti, tranne io; mi faccio una doccia, anche se l’odore non se ne va del tutto, mi sento ancora un po’ male mi sembra di aver bevuto una bottiglia di acido. Mi metto a letto, non so che ore sono, avrò visto l’orologio dieci volte ma non riesco a capire cosa vogliano dire le lancette:
-Grazie di tutto ragazzi, scusatemi ancora, sono mortificato.-
-Dormi e non dire cazzate ok?-
-Ok…. Grazie.-
Chiudo gli occhi e mi rannicchio in posizione fetale, mi sento come un bambino indifeso, anche se questo posto che conosco solo da due giorni, ora, mi sembra incredibilmente accogliente… casa.
Prego, era da una vita che non pregavo, tra me e me, quasi con le lacrime agli occhi,: Dio ti prego fa che sia tutto un brutto sogno.
Tanto lo so, che è tutto vero.

Oggi sono stati resi noti i nomi dei vincitori del concorso Subway-letteratura 2007....... e io sono uno di loro!!!
Ancora non mi pare vero, so che non è il premio strega ma per me è ugualmente importante (O_o ho esagerato vero?).
se volete leggere il mio racconto o quello degli altri vincitori o semplicemente vi state domandado cosa mai sarà 'sto subway cliccate QUI oppure QUI
Ciao a tutti, alla prossima.
È vivo. Sono tutti vivi. L’ho capito solo ora.
Quella che noi chiamiamo ispirazione non è altro che una truffa; non siamo noi gli inventori dei nostri personaggi, siamo solo strumenti, mani che servono a riportare sula carta ciò che loro vivono come reale. Pirandello lo aveva scritto, voleva metterci in guardia; lui, il grande, aveva trovato il modo di controllare queste strane creature, o, perlomeno, aveva trovato con loro un accordo.
Io, invece, più piccolo e meschino sono schiavo di quelle che credevo fossero mie opere. Già perché ora il dubbio è anche questo: se, come credo, non sono stato io a crearli, allora, non so proprio da dove vengano.
Salve a tutti mi chiamo Marco (va bè questo già lo sapevate) e sono un megalomane impaurito......
Megalomane perchè vivo dei commenti che le persone fanno su quello che scrivo (e che vorrei far leggere al mondo intero); impaurito perchè mi defeco letteralmente sotto all'idea che un profesionista mi dica :- Torna a vendere limonate. Poppante.-
Questo sono io con difetti e pregi (quali???)
Spero che vogliate perdere un paio di minuti per leggere le mie elodubrazioni mentali.....
Ciao a tutti e ricordate che c'è sempre qualcosa di peggio.....guardate me...
ahahahah