Sorridi, in fondo, poteva anche andarti peggio.

Eccomi

Utente: crazytraveller
Nome: Marco Paolisso
Alcuni dicono di me che sono un genio, altri un coglione altri ancora dicono:-Marco chi?????- Va bè.... leggete e divertitevi...ok?

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sabato, 31 maggio 2008
Il dio

L'uomo vide il suo Dio. Lo osservò, incredulo della sua maestosità, con quegli occhi, affascinati e al tempo stesso terrorizzati, tipici di un adolescente che per la prima volta scopre l'amore. La bocca semi aperta, incapace di dire qualsiasi cosa, il mento puntato in alto, quasi avesse voluto farlo arrivare fino alle nuvole e le gambe indecise se abbandonarsi o meno allo stupore. La superiore immobilità della figura che aveva davanti poteva dimostrare anni di teologie e discorsi filosofici; l'onnipotenza rinchiusa in una forma concreta e reale. Poi, dopo questo primo momento di smarrimento, l'umo girò su se stesso, voltanto le spalle al suo stupore, mentre usciva da quella stanza lo si sentì soltanto dire : -Certo che, m'è venuto proprio bene.-

Postato da: crazytraveller a 15:30 | link | commenti (1)
i miei racconti

domenica, 10 febbraio 2008
Eroe

Il giovane guerriero si era fermato sull'argine del fiume per riposarsi; sotto di lui, il lento scorrere, sembrava seguire il ritmo del suo respiro. Tentò di bere, ma l'acqua, fra le sue mani, diventava rossa.
Si ricordò di essere coperto del sangue dei suoi compagni e dei suoi nemici, uguale addosso tanto da non riuscire a distinguerli.
Decise di trovare sollievo immergendosi nel fiume, così si liberò dell'armatura ormai scarlatta e scese la riva. L'acqua gli diventava intorno sempre più rossa a ogni passo; le onde, infrangendosi contro il suo corpo mutavano colore, lasciando una scia purpurea che sarebbe arrivata fino al mare. Più volte cercò di ripulirsi, ma quell’innaturale colore non lo abbandonò.
Era stanco, muoversi nell'acqua diventava sempre più faticoso. Cominciò anche a sentire l'odore del sangue, intenso e inebriante; prima non se ne era mai accorto, forse era troppo preso dall'infuriare delle battaglie. Tentò di risalire sulla riva, ma, dopo un paio di passi, si arrese alla fatica; vide le tombe che aveva scavato per gli amici e i compagni.
Per questo dunque aveva lottato? Per questo aveva ucciso, ignorando gli sguardi, imploranti pietà, dei nemici? Per questo aveva costretto il suo cuore e i suoi muscoli a un'innaturale crudeltà? Tutto quello che ora gli restava era solo un mucchio di terra smossa.
Chiuse gli occhi, ubriaco del suo stesso sangue, i  piedi perdevano presa sul fondo sabbioso, come se la corrente avesse di colpo aumentato il suo ritmo. Ma non era così.
Decise che si sarebbe arreso al fiume, lui solo era degno di riuscire dove tanti uomini avevano fallito. Respirò intensamente per l'ultima volta, tenendo la mano premuta sullo squarcio nel suo stomaco, e si lasciò trascinare, allo stesso modo in cui un bambino si lascia cullare dalla madre.

Forse fu la pietà di un dio misericordioso, o forse la punizione per un uomo che, la pietà, l'aveva sempre ignorata; ma sta di fatto che il fiume non volle ricevere il regalo del guerriero. Lo riportò sulla terraferma, donandolo a un tempo senza guerre, che non aveva bisogno ne di eroi, ne di sacrifici.

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i miei racconti

mercoledì, 28 novembre 2007
Storia di solitudine (cose che vengono in mente la notte sul treno "allegro" Roma-Vienna)

Voci, solo questo.
Voci confuse, un indistinto brusio, e una TV accesa da qualche parte in lontananza; ecco cosa ho sentito prima di andarmene.
Me la sono sempre immaginato diversa (diciamo anche meglio) la mia fine; non so, magari con una donna disperata che grida il mio nome, oppure con un medico che mi batte sul petto urlandomi in faccia di non mollare.
Invece ero solo, nessuno se ne è accorto fino al giorno dopo, prima credevano dormissi. Ecco lo svantaggio di morire per strada, il venerdì sera in centro a roma: ti prendono tutti per un ubriaco; la cosa divertente è che io, quella sera, non avevo neanche bevuto. Sentivo uno strano fastidio alla pancia, non riuscivo a dormire, e così sono andato a fare un giro. Appendicite fulminante, mi sono accasciato al suolo nell'indifferenza generale, poi ho esalato l'ultimo respiro.
Non so come vi immaginate l'aldilà, però posso dirvi che non è per niente come lo descrivono, niente nuvole, niente angeli, solo un insieme di anime che si domandano quale sarà il loro posto.
Ogni tanto arriva una voce dall'alto, come quelle diffuse dai supermercati, che ti chiama e ti dice cosa fare della tua nuova eternità; non ha pareti quel luogo, niente bianco intenso, solo grigia apatia d'attesa.
Sono rimasto quì per mesi, anni, secoli, di là, nel mondo, mi è giunta voce di grandi cambiamenti: tremende guerre seguite da paci ancora più terrificanti; ma ormai, per me, sono solo parole.
Ho visto anche gente arrivare qui dopo di me e andarsene prima.
Temo solo che, anche in questo luogo, un giorno, finirò per accasciarmi al suolo nell'indifferenza generale.

Postato da: crazytraveller a 21:17 | link | commenti (2)
i miei racconti

giovedì, 09 agosto 2007
L'errore

Sole in faccia, una goccia di sudore mi calca la fronte, la mano trema, esita; sa cosa è giusto e cosa è sbagliato molto meglio di me.
Un respiro profondo, guardo la mia vittima; non negli occhi, mai negli occhi.
Alzo l'accetta sopra la testa, il sibilo del vento diviso, poi solo un "tac".

Mancato, osservo la lama, conficcata nel legno del bancone, lucida neanche fosse uno specchio, riflette tutto; anche i suoi occhi.
Rimetto a terra l'agnellino con le zampe tremanti, mi fissa, come volesse chiedermi il motivo di tanta clemenza. Vai, oggi sei libero, per quanto mi riguarda ho finito di lavorare.

Lo vedo, mentre si allontana, mio padre me l'aveva detto prima di cominciare; mai negli occhi.

Postato da: crazytraveller a 23:13 | link | commenti (3)
i miei racconti

lunedì, 07 maggio 2007
Sogno

Se avete il diabete evitate di leggere quanto segue...

Questa volta m'è proprio venuto smielato...

Vento freddo, di quelli che entrano sotto i vestiti e ti pungono come le zanzare, chiuso nei miei 3 Metri quadri di libertà, penso a ciò che voglio realmente dalla mia vita. Immagino una donna, non vedo il fisico, ma solo l'animo; allegra, spensierata e con tutta quella gioia di vivere che a me manca da tempo.
Peccato è solo un sogno.
Il vento mi fa volare via il foglio ed è così che la incontro, anzi, mi ci scontro.
Di lei posso solo dire che ha le gambe più lunghe che abbia mai visto e la sua pelle diafana e liscia sembra fatta apposta per essere baciata e accarezzata.
Con lei sono lunghe passeggiate, corse, e un prato dove facciamo l’amore con infinito trasporto. Con lei sono notti passate a osservare le stelle, parlando di filosofia e di cartoni animati. Con lei posso litigare pregustando già il sapore della nostra riappacificazione. Quando stiamo a casa balliamo su qualsiasi pezzo mandi in onda la radio.
La amo, è bella anche con la pancia, nonostante lei dica di no, con un viso imbronciato in maniera dolcissima.
Chiudo gli occhi, li riapro; peccato che era solo un sogno…

Postato da: crazytraveller a 22:02 | link | commenti (3)
i miei racconti

venerdì, 27 aprile 2007
K (E se succedesse proprio a te?)

Giorno di città, il vento fra le lamiere e la fretta indifferente di chi pensa di averle viste tutte.
Sul bordo della strada c'è un uomo, gioca con una carta (una carta da gioco, appunto); lo vedo sorridere ad un albero, gli altri lo vedono elemosinare.
Travolto dal mondo mi avvicino per dargli qualche spicciolo, rifiuta e mi porge la carta, vedo che si tratta di un K, il re di cuori:-Questa è per quando incontrerai la regina.-
Faccio per prenderla, ma scivola per terra; istintivamente mi piego e a metà percorso penso che sono un idiota: ecco, ci sono cascato come un allocco, adesso mi colpisce e mi prende anche le scarpe. Mi alzo di scatto, non prima, però, di aver raccolto il Re; il mendicante è sparito, strano, ma non abbastanza da fermare una metropoli.
Continuo ad andare per la mia via, il K in mano, con i cuori sbiaditi e la corona d'ottone. Poi un tonfo, cado e la testa mi fa un male cane: -Porco...- Apro gli occhi, ha ragione lui, il palo, era li prima di me.
Sento che manca qualcosa. La carta, dov'è? Mi guardo intorno, eccola, sotto quella scarpa rossa col tacco...

-Ti diverti tanto a fare questi giochetti?-
-Se non posso più
neanche divertirmi così cosa faccio tutto il giorno?-
Afrodite guardava Eros con occhi amorevoli, mentre suo figlio si toglieva da dosso gli stracci da mendicante.
-E le frecce?- Chiese poi perplessa.

Postato da: crazytraveller a 21:47 | link | commenti (1)
i miei racconti

giovedì, 26 aprile 2007
Tre sedie

Solo, in quel bar così affollato, osservavo fisso le tre sedie vuote che avevo davanti. Bevvi un sorso di birra e mi sembrò quasi che quel posto cambiasse colore:
-Ehi cosa guardi?- Disse la sedia che avevo sulla destra
-Piantala Red. Non vedi che sta bevendo?- Apostrofò la sedia di centro
-Non fare la solita rompiballe Gin!-
-Che succede?- Si intromise la sedia di sinistra
-Niente.- Disse Gin
-Continua a toglierti i trucioli, Eddie.- Ribattè Red.
Davanti a quella scena, rimasi perplesso, guardai la birra che avevo sul tavolo e ne presi un altro sorso.
-Allora me lo dici o no che guardi?- Insistette Red
-Prima guardavo il culo della ragazza con la gonna, quella sulla destra del bancone, ora guardo te; sei la prima sedia che sento parlare, in tutta la mia vita.-
-Si vede che hai incontrato solo sedie maleducate.-
-O, magari, soltanto poco invadenti.- Commentò Gin
-Ma scusa l'ho visto qui, tutto solo. Ho pensato gli potesse fare piacere un po'di conversazione.-
-Se, se, la realtà è che sei un impiccione bello e buono.-
-Ah ah ah. Impiccione. eh eh eh.- Rise scioccamente Eddie
-Non importa, mi fa piacere un po' di conversazione.- Dissi quasi senza riflettere.
-Allora cominciamo come si deve: io sono Red, la sedia a fianco a me è Gin e quel figlio di uno sgabello alla tua sinistra è Eddie.-
-Molto piacere, io sono Marco.-
-Come mai qua al bar da solo?- Mi chiese Gin
-Aspettavo due amici, ma mi hanno dato buca.-
-Capita. – disse Red –Una volta avevo un appuntamento con una bella sdraio, che, alla fine, non si è più fatta vedere.-
-Davvero?- Domandò stupito l’intero convegno.
-Ma è ovvio che non è vero. Come faccio a muovermi per andare ad un appuntamento, non sono mica una sedia a rotelle!- E rise compiaciuto della sua simpatia.
Anche Gin e Eddie risero divertiti, io, invece, mi sentii preso in giro, ma feci ugualmente un sorriso di circostanza; gli altri sembrarono non accorgersene.
La conversazione continuò, parlando del più e del meno; scoprii che Red era di origini spagnole, mentre Eddie era stato lasciato per tre giorni sotto la pioggia, gli si era gonfiato il legno ed ora non ci stava più tanto con lo schienale:
-Però in quei pochi momenti di lucidità che gli rimangono dice cose bellissime.- Disse Gin  quasi sospirando.
-Ce l’hai una ragazza?- Chiese Eddie
-Ragiona: se avesse avuto una donna sarebbe rimasto qui a parlare con tre vecchie sedie?-
-Red!– tuonò a bassa voce Gin –Scusalo non lo fa per cattiveria.-
-Perché che ho detto?-
-In realtà una ragazza ce l’avevo, ma mi ha piantato dieci giorni fa.-
-Visto?-
-Ho povero caro-
-Perché ti ha mollato?-
-Eddie! Ti ci metti anche te?-
-Non importa Gin. Mi ha lasciato perché, secondo lei, sono un fallito.-
-Che se la pigli nel culo– Sentenziò Red –Il mare è pieno di pesci; guarda quella ragazza laggiù, ti sta fissando da un’ora , ci proverei io se avessi due gambe in meno e due braccia in più.-
Girai leggermente il collo e con la coda dell’occhio vidi la ragazza. In effetti mi stava osservando, mi sentii lusingato, poi mi resi conto che, in realtà, metà del locale mi stava guardando; forse non avevano mai visto un uomo ridere di gusto davanti a tre sedie vuote.
Mi alzai dalla mia sedia guardandomi intorno, i clienti, imbarazzati, erano tutti impegnati nel far finta di fare qualcos’altro; presi dalla tasca accendino e sigarette, ne accesi una e perplesso osservai le tre sedie che avevo davanti, immobili, inanimi.
Mi risedetti , restai dieci secondi in silenzio con lo sguardo che faceva la spola fra Red, Gin, e Eddie, poi passai al bicchiere, lo mossi leggermente per far ondeggiare il fondo della birra:
-Allora ragazzi, dove eravamo rimasti?-.

 

Postato da: crazytraveller a 17:55 | link | commenti (1)
i miei racconti

martedì, 24 aprile 2007
Il mio piccolo angolo di paradiso

Attenzione questo è in assoluto il mio primo scritto adolescenziale.....
siate clementi. Please

Una luce bianca mi abbaglia, il calore è lieve ma consolante, un intenso odore d'erba bagnata mi inebria.
Una voce, la tua, mi chiama.
La sensazione è come quella che provavo da bambino, quando mia nonna mi riportava a casa, dopo l'uscita da scuola, proteggendomi da un mondo, per me, ancora sconosciuto.
Apro gli occhi. C'è un' aura intorno alla tua testa; il biondo dei tuoi capelli si mescola a quello del sole. Tu sorridi. Tutto di te è radioso; vorrei fermare quest'istante e tenerlo sempre nel mio cuore.Mi chiedi perchè rido, non rispondo, mi piace tenerti sulle spine e vedere la tua faccia mentre ti sforzi per capire i miei pensieri.
Non resisto; te lo dico. Rimani perplessa, poi sorridi ancora, mi chiami scemo, in quel tuo solito modo che renderebbe sublime anche una bestemmia; mi baci sulla guancia, ti avvicini al mio orecchio e mi dici che sono il tuo piccolo e romantico scemo.
Un brivido corre lungo tutta la mia schiena, parte dal coccige e finisce sulla nuca.
Ho voglia di abbracciarti, ma la posizione non me lo consente; non importa, ora tu sei dietro di me e giochi con un un filo d'erba che passi sulla base del mio collo.
Poi smetti all'improvviso. Mi volto spaurito, non so come fai, ma quando sto con te regredisco fino a tornare bambino.
Ti vedo mettere a posto le tue cose, non capisco, ho paura che tu mi voglia lasciare.
Mi guardi più dolce che mai, mi dici: <<Andiamo?>> e tendi le tue mani verso di me. Mi dispiace andarmene da quest'angolo di paradiso, ma, come al solito, dirti di no è impossibile.
Mi alzo, do delle piccole pacche sui pantaloni, e ti seguo senza replicare; tanto so che senza di te questo posto perderebbe la sua magia.
Sussurro: <<Ti prego non lasciarmi mai>>. Per fortuna non senti, mi chiedi cosa ho detto, rispondo niente. Poi ti guardo negli occhi, ti bacio, e capisco che tutti i miei timori sono infondati.

Postato da: crazytraveller a 16:04 | link | commenti (4)
i miei racconti

sabato, 21 aprile 2007
L'illusione del bosco

Stamattina t’ho sentito urlare, sono corso al bagno credendo che ti fossi fatta male, ma non ho fatto neanche in tempo a chiederti cos’avessi che subito mi hai attaccato: “Quand’è che ti deciderai a comprare un fon decente!”. Come al solito fai un dramma per un nonnulla; mento: “Strano… fino a ieri funzionava” “Guarda che capelli come faccio ad uscire ora!?”
Ti osservo bene: avvolta in un accappatoio troppo grande, con la pelle ancora umida ed imperlata da piccole gocce che ogni tanto scendono nella scollatura, là dove io non posso più seguirle con lo sguardo, i tuoi capelli, mossi e stranamente in disordine, incorniciano il tuo viso imbronciato.
“Perché, cos’hanno i tuoi capelli… a me piacciono” “Non mentire!!!” “No, dico davvero… mi ricordano quella volta al lago” “uffa con te non si può parlare!”. Mi cacci dal bagno e chiudi la porta.
A volte proprio non ti capisco, anzi, quasi mai, però in fondo questa situazione mi piace, almeno non rischio di annoiarmi, preso come sono nell’interpretare tutti quei tuoi gesti, per me, così misteriosi.
Come quella volta, al lago, era tanto tempo fa, ma me la ricordo come fosse ieri. Avevamo affittato un bungalow vicino alla riva, il luogo era tranquillo e la mattina il sole si rifletteva sull’acqua, creando un’atmosfera quasi onirica. Passavo gran parte della giornata nell’ozio più totale; tu mi rimproveravi di essere poco attivo, e io, ti rispondevo che, se le chiamavano ferie, era proprio per questo. Un giorno mi hai convinto a fare una passeggiata nella pineta vicino al lago. Eravamo stesi sotto un albero e ci stavamo domandando come mai fossimo gli unici a godere di tutta quella bellezza; la risposta non si fece attendere più di tanto.
Improvvisamente cominciò a piovere, tu hai iniziato a ridere e a piroettare con la sguardo rivolto al cielo, i tuoi vestiti, leggieri, aderivano perfettamente al corpo e i capelli ti scendevano liberi lungo le spalle e la schiena. Ero rapito da quella scena; mi sembravi una ninfa, una creatura del regno delle fate e la natura, felice, piangeva il tuo inaspettato ritorno a casa. Poi m’hai guardato, completamente bagnato e fisso nei miei pensieri; dovevo sembrarti veramente ridicolo! Hai riso più forte, quel suono umano, nel bel mezzo di un universo fantastico, mi ha risvegliato dal mio sogno incantato. Mi sono alzato e tu mi hai chiesto se volevo ritornare, ho risposto di no; eravamo uno di fronte all’altra, la pioggia continuava a cadere ma a noi non importava, io ti trovavo bellissima non ti avevo mai visto così selvatica, ci siamo baciati, in quel momento mi sono sentito il più fortunato degli uomini. Eri solo mia, io ero l’unico nel mondo a gioire per tua bellezza e sarei voluto restare in quell’istante, a godere del tuo corpo, per il resto della mia vita.
Sono ancora assorto nei miei ricordi, quando mi arriva addosso una doccia d’acqua gelata; non ti ho sentita arrivare col secchio! Mi giro perplesso, e allora ti vedo, con indosso dei vestiti bagnati e sulla faccia un’espressione soddisfatta per la scherzo riuscito, questo vuol dire che anche tu stavi ripensando a quel giorno? Non faccio in tempo a chiedertelo; scappi ridendo, e io ti rincorro facendo finta di essere arrabbiato. Ti sto per raggiungere quando scivolo, t’avvicini per vedere come sto ed io ti afferro; mi cadi addosso: “Presa!” “Non vale!” , ti dimeni un po’, ma poi ti arrendi subito dopo.
Il resto della giornata l’abbiamo trascorso a letto: “Alla fine hai rinunciato ad uscire, perché?” “Avevo i capelli tutti in disordine, non potevo andare in giro così!” “Quindi io non centro nulla?” Fai di no con la testa, poi sorridi in quel tuo modo tutto particolare che mi fa battere forte il cuore e ti giri dall’altra parte. Ti abbraccio forte (forse ho paura che da un momento all’altro tu possa volare via) dopo un po’ mi addormento seguendo il ritmo dei tuoi respiri, e ti sogno trasformata in una ninfa, che danzi in un bosco, leggera, come il vento tra le foglie.

Postato da: crazytraveller a 17:08 | link | commenti (2)
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L'ultima Volta

Stasera la strada è un po' meno ripida, stasera il vino non m'ha tradito; incontro parecchie persone, stasera.
C'è quello che ormai non si ricorda più cosa vuol dire vivere, c'è quello che, purtroppo per lui, se lo ricorda fin troppo bene.
Stasera uno strozzino ha mandato i suoi esattori al bar di Jessie, sono tornati senza più neanche i loro soldi addosso. Domani quel posto verrà distrutto, peccato, ci si divertiva la dentro.
Casa mia è più lontana di quel che credevo, ma mi sono ripromesso di non dormire mai più fuori.
Magari solo un ultima volta; magari solo stasera.

Postato da: crazytraveller a 17:03 | link | commenti
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