Sorridi, in fondo, poteva anche andarti peggio.

Eccomi

Utente: crazytraveller
Nome: Marco Paolisso
Alcuni dicono di me che sono un genio, altri un coglione altri ancora dicono:-Marco chi?????- Va bè.... leggete e divertitevi...ok?

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lunedì, 30 aprile 2007
I deliri del giovane werther

Salve a tutti questa è la prima volta che parlo di me sul blog, di solito lo uso come contenitore per quello che scrivo; visto che sono affamato di commenti (che comunque vedo scarseggiare).
Con il lavoro che faccio mi serve uno spazio per poter evadere...
Ma perchè che lavoro fai?(direte voi)
Il Messo Notificatore...........(e che è?)(direte sempre voi) (boh!? non l'ho capito neanche io.). Comunque consiste nel consegnare le cartelle esattoriali a casa delle persone che si "dimenticano" di pagare le tasse...
Ebbene si! se mi vedete girare vicino alla vostra abitazione fate mente locale su quello che avete o no pagato e in caso anche i dovuti scongiuri...
In soldoni le fasi del mio lavoro sono:

  1. cercare vie, viette, stradicciole e numeri civici inesistenti.
  2. convincere l'abitante della casa (di solito una solerte vecchina intenta a vedere Piazza Grande ex Fatti Vostri) che non sono un ladro un pervertito o un imbroglione in generale.
  3. spiegare sempre alla vecchietta cosa sono venuto a fare e convincerla a firmare.
  4. una volta ripetuti più volte i punti 1, 2 e 3 si ritorna alla base(casa propria) e si comincia a compilare le cartelle relative alle persone che non hai trovato (o alle vecchiette che non ti hanno aperto) quindi usando artificiosi giri di parole esprimi in 10 righe il concetto di "non c'è".
  5. contiare e sistemare il tutto.
Ora questo è in teoria facile facile ma,  in pratica ci si  trova a combattere contro due grandi forze del male (oltre alla vecchietta drogata di Magalli è ovvio) la toponomastica degli stradari, che non coincide mai con quella reale e la profonda idiozia radicata nel sistema.
Io pur essendo un pubblico ufficiale non ho alcun potere e devo sottostare a quello che mi dice la gente; in pratica devo dire:<<Potrebbe cortesemente darmi il suo nome?>> anzichè <<Dimmi il tuo nome! (visto che pago le tasse anche per te me lo devi. Stronzo)>> inoltre se qualcuno mi dice di chiamarsi Donald Duck non posso far altro che complimentarmi per la fantasia dei genitori ed andarmene con le pive nel sacco. Ecco questo credo sia tutto, anzi no il meglio è la paga... 80cent ogni cartella....; comunque se mai mi vennisse qualcos'altro in mente ve lo farei sapere per ora lo sfogo è finito (e meno male) arrivederci alla prossima....
HASTA LUEGO...

Postato da: crazytraveller a 12:08 | link | commenti (5)
i deliri del giovane werther

domenica, 29 aprile 2007
Io e loro...

È vivo. Sono tutti vivi. L’ho capito solo ora.
Quella che noi chiamiamo ispirazione non è altro che una truffa; non siamo noi gli inventori dei nostri personaggi, siamo solo strumenti, mani che servono a riportare sula carta ciò che loro vivono come reale. Pirandello lo aveva scritto, voleva metterci in guardia; lui, il grande, aveva trovato il modo di controllare queste strane creature, o, perlomeno, aveva trovato con loro un accordo.
Io, invece, più piccolo e meschino sono schiavo di quelle che credevo fossero mie opere. Già perché ora il dubbio è anche questo: se, come credo, non sono stato io a crearli, allora, non so proprio da dove vengano.

Postato da: crazytraveller a 18:03 | link | commenti (4)
varie e eventuali

venerdì, 27 aprile 2007
K (E se succedesse proprio a te?)

Giorno di città, il vento fra le lamiere e la fretta indifferente di chi pensa di averle viste tutte.
Sul bordo della strada c'è un uomo, gioca con una carta (una carta da gioco, appunto); lo vedo sorridere ad un albero, gli altri lo vedono elemosinare.
Travolto dal mondo mi avvicino per dargli qualche spicciolo, rifiuta e mi porge la carta, vedo che si tratta di un K, il re di cuori:-Questa è per quando incontrerai la regina.-
Faccio per prenderla, ma scivola per terra; istintivamente mi piego e a metà percorso penso che sono un idiota: ecco, ci sono cascato come un allocco, adesso mi colpisce e mi prende anche le scarpe. Mi alzo di scatto, non prima, però, di aver raccolto il Re; il mendicante è sparito, strano, ma non abbastanza da fermare una metropoli.
Continuo ad andare per la mia via, il K in mano, con i cuori sbiaditi e la corona d'ottone. Poi un tonfo, cado e la testa mi fa un male cane: -Porco...- Apro gli occhi, ha ragione lui, il palo, era li prima di me.
Sento che manca qualcosa. La carta, dov'è? Mi guardo intorno, eccola, sotto quella scarpa rossa col tacco...

-Ti diverti tanto a fare questi giochetti?-
-Se non posso più
neanche divertirmi così cosa faccio tutto il giorno?-
Afrodite guardava Eros con occhi amorevoli, mentre suo figlio si toglieva da dosso gli stracci da mendicante.
-E le frecce?- Chiese poi perplessa.

Postato da: crazytraveller a 21:47 | link | commenti (1)
i miei racconti

A volte è meglio lasciar fare ad altri.

Solo, su un tram deserto,
attraverso una città troppo grande,
per essere vissuta.
Hai solo un momento,
per vedere quello che c'è fuori;
hai solo un istante,
per capire che la città è più bella,
vista da lontano.
Le luci di una notte invernale sono le tue muse,
ti ispirano frasi insperate;
e in quell'attimo ti accorgi
che lo scorrere della vita altrui
è una dolce malinconia,
degna solo di un cantautore.

Postato da: crazytraveller a 09:41 | link | commenti
le mie poesie

giovedì, 26 aprile 2007
Tre sedie

Solo, in quel bar così affollato, osservavo fisso le tre sedie vuote che avevo davanti. Bevvi un sorso di birra e mi sembrò quasi che quel posto cambiasse colore:
-Ehi cosa guardi?- Disse la sedia che avevo sulla destra
-Piantala Red. Non vedi che sta bevendo?- Apostrofò la sedia di centro
-Non fare la solita rompiballe Gin!-
-Che succede?- Si intromise la sedia di sinistra
-Niente.- Disse Gin
-Continua a toglierti i trucioli, Eddie.- Ribattè Red.
Davanti a quella scena, rimasi perplesso, guardai la birra che avevo sul tavolo e ne presi un altro sorso.
-Allora me lo dici o no che guardi?- Insistette Red
-Prima guardavo il culo della ragazza con la gonna, quella sulla destra del bancone, ora guardo te; sei la prima sedia che sento parlare, in tutta la mia vita.-
-Si vede che hai incontrato solo sedie maleducate.-
-O, magari, soltanto poco invadenti.- Commentò Gin
-Ma scusa l'ho visto qui, tutto solo. Ho pensato gli potesse fare piacere un po'di conversazione.-
-Se, se, la realtà è che sei un impiccione bello e buono.-
-Ah ah ah. Impiccione. eh eh eh.- Rise scioccamente Eddie
-Non importa, mi fa piacere un po' di conversazione.- Dissi quasi senza riflettere.
-Allora cominciamo come si deve: io sono Red, la sedia a fianco a me è Gin e quel figlio di uno sgabello alla tua sinistra è Eddie.-
-Molto piacere, io sono Marco.-
-Come mai qua al bar da solo?- Mi chiese Gin
-Aspettavo due amici, ma mi hanno dato buca.-
-Capita. – disse Red –Una volta avevo un appuntamento con una bella sdraio, che, alla fine, non si è più fatta vedere.-
-Davvero?- Domandò stupito l’intero convegno.
-Ma è ovvio che non è vero. Come faccio a muovermi per andare ad un appuntamento, non sono mica una sedia a rotelle!- E rise compiaciuto della sua simpatia.
Anche Gin e Eddie risero divertiti, io, invece, mi sentii preso in giro, ma feci ugualmente un sorriso di circostanza; gli altri sembrarono non accorgersene.
La conversazione continuò, parlando del più e del meno; scoprii che Red era di origini spagnole, mentre Eddie era stato lasciato per tre giorni sotto la pioggia, gli si era gonfiato il legno ed ora non ci stava più tanto con lo schienale:
-Però in quei pochi momenti di lucidità che gli rimangono dice cose bellissime.- Disse Gin  quasi sospirando.
-Ce l’hai una ragazza?- Chiese Eddie
-Ragiona: se avesse avuto una donna sarebbe rimasto qui a parlare con tre vecchie sedie?-
-Red!– tuonò a bassa voce Gin –Scusalo non lo fa per cattiveria.-
-Perché che ho detto?-
-In realtà una ragazza ce l’avevo, ma mi ha piantato dieci giorni fa.-
-Visto?-
-Ho povero caro-
-Perché ti ha mollato?-
-Eddie! Ti ci metti anche te?-
-Non importa Gin. Mi ha lasciato perché, secondo lei, sono un fallito.-
-Che se la pigli nel culo– Sentenziò Red –Il mare è pieno di pesci; guarda quella ragazza laggiù, ti sta fissando da un’ora , ci proverei io se avessi due gambe in meno e due braccia in più.-
Girai leggermente il collo e con la coda dell’occhio vidi la ragazza. In effetti mi stava osservando, mi sentii lusingato, poi mi resi conto che, in realtà, metà del locale mi stava guardando; forse non avevano mai visto un uomo ridere di gusto davanti a tre sedie vuote.
Mi alzai dalla mia sedia guardandomi intorno, i clienti, imbarazzati, erano tutti impegnati nel far finta di fare qualcos’altro; presi dalla tasca accendino e sigarette, ne accesi una e perplesso osservai le tre sedie che avevo davanti, immobili, inanimi.
Mi risedetti , restai dieci secondi in silenzio con lo sguardo che faceva la spola fra Red, Gin, e Eddie, poi passai al bicchiere, lo mossi leggermente per far ondeggiare il fondo della birra:
-Allora ragazzi, dove eravamo rimasti?-.

 

Postato da: crazytraveller a 17:55 | link | commenti (1)
i miei racconti

Preghiera dell'amore distante

Luna profonda.
Negli occhi si rispecchia,
la luce di un cuore
che vuole rivedere
il suo amore.
Di notte,
lontano,
volgo lo sguardo al cielo
e ti prego,
o luna,
di darmi le ali.
Per raggiungere l'altra metà
di me
e proteggerla sempre.
Perchè rimanga pura e brillante,
come la tua luce,
o luna

Postato da: crazytraveller a 15:43 | link | commenti
le mie poesie

I cinque sensi

Nel sole osservo le fronde leggere, mentre danzano accompagnate dal vento.

Nel sole ritrovo tutti gli odori del mondo.

Nel sole sento il calore del canto di una cicala innamorata.

Nel sole, che filtra fra gli alberi, sfioro il ricordo del nostro primo incontro.

Nel sole, quest'oggi, c'è il delicato sapore di un futuro che è solo per noi.

Postato da: crazytraveller a 15:36 | link | commenti (1)
le mie poesie

martedì, 24 aprile 2007
Il mio piccolo angolo di paradiso

Attenzione questo è in assoluto il mio primo scritto adolescenziale.....
siate clementi. Please

Una luce bianca mi abbaglia, il calore è lieve ma consolante, un intenso odore d'erba bagnata mi inebria.
Una voce, la tua, mi chiama.
La sensazione è come quella che provavo da bambino, quando mia nonna mi riportava a casa, dopo l'uscita da scuola, proteggendomi da un mondo, per me, ancora sconosciuto.
Apro gli occhi. C'è un' aura intorno alla tua testa; il biondo dei tuoi capelli si mescola a quello del sole. Tu sorridi. Tutto di te è radioso; vorrei fermare quest'istante e tenerlo sempre nel mio cuore.Mi chiedi perchè rido, non rispondo, mi piace tenerti sulle spine e vedere la tua faccia mentre ti sforzi per capire i miei pensieri.
Non resisto; te lo dico. Rimani perplessa, poi sorridi ancora, mi chiami scemo, in quel tuo solito modo che renderebbe sublime anche una bestemmia; mi baci sulla guancia, ti avvicini al mio orecchio e mi dici che sono il tuo piccolo e romantico scemo.
Un brivido corre lungo tutta la mia schiena, parte dal coccige e finisce sulla nuca.
Ho voglia di abbracciarti, ma la posizione non me lo consente; non importa, ora tu sei dietro di me e giochi con un un filo d'erba che passi sulla base del mio collo.
Poi smetti all'improvviso. Mi volto spaurito, non so come fai, ma quando sto con te regredisco fino a tornare bambino.
Ti vedo mettere a posto le tue cose, non capisco, ho paura che tu mi voglia lasciare.
Mi guardi più dolce che mai, mi dici: <<Andiamo?>> e tendi le tue mani verso di me. Mi dispiace andarmene da quest'angolo di paradiso, ma, come al solito, dirti di no è impossibile.
Mi alzo, do delle piccole pacche sui pantaloni, e ti seguo senza replicare; tanto so che senza di te questo posto perderebbe la sua magia.
Sussurro: <<Ti prego non lasciarmi mai>>. Per fortuna non senti, mi chiedi cosa ho detto, rispondo niente. Poi ti guardo negli occhi, ti bacio, e capisco che tutti i miei timori sono infondati.

Postato da: crazytraveller a 16:04 | link | commenti (4)
i miei racconti

sabato, 21 aprile 2007
L'illusione del bosco

Stamattina t’ho sentito urlare, sono corso al bagno credendo che ti fossi fatta male, ma non ho fatto neanche in tempo a chiederti cos’avessi che subito mi hai attaccato: “Quand’è che ti deciderai a comprare un fon decente!”. Come al solito fai un dramma per un nonnulla; mento: “Strano… fino a ieri funzionava” “Guarda che capelli come faccio ad uscire ora!?”
Ti osservo bene: avvolta in un accappatoio troppo grande, con la pelle ancora umida ed imperlata da piccole gocce che ogni tanto scendono nella scollatura, là dove io non posso più seguirle con lo sguardo, i tuoi capelli, mossi e stranamente in disordine, incorniciano il tuo viso imbronciato.
“Perché, cos’hanno i tuoi capelli… a me piacciono” “Non mentire!!!” “No, dico davvero… mi ricordano quella volta al lago” “uffa con te non si può parlare!”. Mi cacci dal bagno e chiudi la porta.
A volte proprio non ti capisco, anzi, quasi mai, però in fondo questa situazione mi piace, almeno non rischio di annoiarmi, preso come sono nell’interpretare tutti quei tuoi gesti, per me, così misteriosi.
Come quella volta, al lago, era tanto tempo fa, ma me la ricordo come fosse ieri. Avevamo affittato un bungalow vicino alla riva, il luogo era tranquillo e la mattina il sole si rifletteva sull’acqua, creando un’atmosfera quasi onirica. Passavo gran parte della giornata nell’ozio più totale; tu mi rimproveravi di essere poco attivo, e io, ti rispondevo che, se le chiamavano ferie, era proprio per questo. Un giorno mi hai convinto a fare una passeggiata nella pineta vicino al lago. Eravamo stesi sotto un albero e ci stavamo domandando come mai fossimo gli unici a godere di tutta quella bellezza; la risposta non si fece attendere più di tanto.
Improvvisamente cominciò a piovere, tu hai iniziato a ridere e a piroettare con la sguardo rivolto al cielo, i tuoi vestiti, leggieri, aderivano perfettamente al corpo e i capelli ti scendevano liberi lungo le spalle e la schiena. Ero rapito da quella scena; mi sembravi una ninfa, una creatura del regno delle fate e la natura, felice, piangeva il tuo inaspettato ritorno a casa. Poi m’hai guardato, completamente bagnato e fisso nei miei pensieri; dovevo sembrarti veramente ridicolo! Hai riso più forte, quel suono umano, nel bel mezzo di un universo fantastico, mi ha risvegliato dal mio sogno incantato. Mi sono alzato e tu mi hai chiesto se volevo ritornare, ho risposto di no; eravamo uno di fronte all’altra, la pioggia continuava a cadere ma a noi non importava, io ti trovavo bellissima non ti avevo mai visto così selvatica, ci siamo baciati, in quel momento mi sono sentito il più fortunato degli uomini. Eri solo mia, io ero l’unico nel mondo a gioire per tua bellezza e sarei voluto restare in quell’istante, a godere del tuo corpo, per il resto della mia vita.
Sono ancora assorto nei miei ricordi, quando mi arriva addosso una doccia d’acqua gelata; non ti ho sentita arrivare col secchio! Mi giro perplesso, e allora ti vedo, con indosso dei vestiti bagnati e sulla faccia un’espressione soddisfatta per la scherzo riuscito, questo vuol dire che anche tu stavi ripensando a quel giorno? Non faccio in tempo a chiedertelo; scappi ridendo, e io ti rincorro facendo finta di essere arrabbiato. Ti sto per raggiungere quando scivolo, t’avvicini per vedere come sto ed io ti afferro; mi cadi addosso: “Presa!” “Non vale!” , ti dimeni un po’, ma poi ti arrendi subito dopo.
Il resto della giornata l’abbiamo trascorso a letto: “Alla fine hai rinunciato ad uscire, perché?” “Avevo i capelli tutti in disordine, non potevo andare in giro così!” “Quindi io non centro nulla?” Fai di no con la testa, poi sorridi in quel tuo modo tutto particolare che mi fa battere forte il cuore e ti giri dall’altra parte. Ti abbraccio forte (forse ho paura che da un momento all’altro tu possa volare via) dopo un po’ mi addormento seguendo il ritmo dei tuoi respiri, e ti sogno trasformata in una ninfa, che danzi in un bosco, leggera, come il vento tra le foglie.

Postato da: crazytraveller a 17:08 | link | commenti (2)
i miei racconti

Appunti di viaggio

Cordoba è lontana;
Barcellona è una bella avventura.
Ho da dire tante cose,
che quasi sarebbe meglio non dire nulla,
per non fare torto ai ricodi.
 
Credo che stanotte sognerò di te,
così potrò raccontarti ogni mio silenzio.
 
Guardo fuori dal finestrino;
la luna se ne è andata.
E' invidiosa dei fari delle automobili;
non sa che senza di lei ogni luce è solo un bagliore.

Postato da: crazytraveller a 17:04 | link | commenti
le mie poesie