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Nome: Marco Paolisso
Alcuni dicono di me che sono un genio, altri un coglione altri ancora dicono:-Marco chi?????-
Va bè.... leggete e divertitevi...ok?
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Stefano Benni
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Salve a tutti questa è la prima volta che parlo di me sul blog, di solito lo uso come contenitore per quello che scrivo; visto che sono affamato di commenti (che comunque vedo scarseggiare).
Con il lavoro che faccio mi serve uno spazio per poter evadere...
Ma perchè che lavoro fai?(direte voi)
Il Messo Notificatore...........(e che è?)(direte sempre voi) (boh!? non l'ho capito neanche io.). Comunque consiste nel consegnare le cartelle esattoriali a casa delle persone che si "dimenticano" di pagare le tasse...
Ebbene si! se mi vedete girare vicino alla vostra abitazione fate mente locale su quello che avete o no pagato e in caso anche i dovuti scongiuri...
In soldoni le fasi del mio lavoro sono:
È vivo. Sono tutti vivi. L’ho capito solo ora.
Quella che noi chiamiamo ispirazione non è altro che una truffa; non siamo noi gli inventori dei nostri personaggi, siamo solo strumenti, mani che servono a riportare sula carta ciò che loro vivono come reale. Pirandello lo aveva scritto, voleva metterci in guardia; lui, il grande, aveva trovato il modo di controllare queste strane creature, o, perlomeno, aveva trovato con loro un accordo.
Io, invece, più piccolo e meschino sono schiavo di quelle che credevo fossero mie opere. Già perché ora il dubbio è anche questo: se, come credo, non sono stato io a crearli, allora, non so proprio da dove vengano.
Solo, in quel bar così affollato, osservavo fisso le tre sedie vuote che avevo davanti. Bevvi un sorso di birra e mi sembrò quasi che quel posto cambiasse colore:
-Ehi cosa guardi?- Disse la sedia che avevo sulla destra
-Piantala Red. Non vedi che sta bevendo?- Apostrofò la sedia di centro
-Non fare la solita rompiballe Gin!-
-Che succede?- Si intromise la sedia di sinistra
-Niente.- Disse Gin
-Continua a toglierti i trucioli, Eddie.- Ribattè Red.
Davanti a quella scena, rimasi perplesso, guardai la birra che avevo sul tavolo e ne presi un altro sorso.
-Allora me lo dici o no che guardi?- Insistette Red
-Prima guardavo il culo della ragazza con la gonna, quella sulla destra del bancone, ora guardo te; sei la prima sedia che sento parlare, in tutta la mia vita.-
-Si vede che hai incontrato solo sedie maleducate.-
-O, magari, soltanto poco invadenti.- Commentò Gin
-Ma scusa l'ho visto qui, tutto solo. Ho pensato gli potesse fare piacere un po'di conversazione.-
-Se, se, la realtà è che sei un impiccione bello e buono.-
-Ah ah ah. Impiccione. eh eh eh.- Rise scioccamente Eddie
-Non importa, mi fa piacere un po' di conversazione.- Dissi quasi senza riflettere.
-Allora cominciamo come si deve: io sono Red, la sedia a fianco a me è Gin e quel figlio di uno sgabello alla tua sinistra è Eddie.-
-Molto piacere, io sono Marco.-
-Come mai qua al bar da solo?- Mi chiese Gin
-Aspettavo due amici, ma mi hanno dato buca.-
-Capita. – disse Red –Una volta avevo un appuntamento con una bella sdraio, che, alla fine, non si è più fatta vedere.-
-Davvero?- Domandò stupito l’intero convegno.
-Ma è ovvio che non è vero. Come faccio a muovermi per andare ad un appuntamento, non sono mica una sedia a rotelle!- E rise compiaciuto della sua simpatia.
Anche Gin e Eddie risero divertiti, io, invece, mi sentii preso in giro, ma feci ugualmente un sorriso di circostanza; gli altri sembrarono non accorgersene.
La conversazione continuò, parlando del più e del meno; scoprii che Red era di origini spagnole, mentre Eddie era stato lasciato per tre giorni sotto la pioggia, gli si era gonfiato il legno ed ora non ci stava più tanto con lo schienale:
-Però in quei pochi momenti di lucidità che gli rimangono dice cose bellissime.- Disse Gin quasi sospirando.
-Ce l’hai una ragazza?- Chiese Eddie
-Ragiona: se avesse avuto una donna sarebbe rimasto qui a parlare con tre vecchie sedie?-
-Red!– tuonò a bassa voce Gin –Scusalo non lo fa per cattiveria.-
-Perché che ho detto?-
-In realtà una ragazza ce l’avevo, ma mi ha piantato dieci giorni fa.-
-Visto?-
-Ho povero caro-
-Perché ti ha mollato?-
-Eddie! Ti ci metti anche te?-
-Non importa Gin. Mi ha lasciato perché, secondo lei, sono un fallito.-
-Che se la pigli nel culo– Sentenziò Red –Il mare è pieno di pesci; guarda quella ragazza laggiù, ti sta fissando da un’ora , ci proverei io se avessi due gambe in meno e due braccia in più.-
Girai leggermente il collo e con la coda dell’occhio vidi la ragazza. In effetti mi stava osservando, mi sentii lusingato, poi mi resi conto che, in realtà, metà del locale mi stava guardando; forse non avevano mai visto un uomo ridere di gusto davanti a tre sedie vuote.
Mi alzai dalla mia sedia guardandomi intorno, i clienti, imbarazzati, erano tutti impegnati nel far finta di fare qualcos’altro; presi dalla tasca accendino e sigarette, ne accesi una e perplesso osservai le tre sedie che avevo davanti, immobili, inanimi.
Mi risedetti , restai dieci secondi in silenzio con lo sguardo che faceva la spola fra Red, Gin, e Eddie, poi passai al bicchiere, lo mossi leggermente per far ondeggiare il fondo della birra:
-Allora ragazzi, dove eravamo rimasti?-.
Nel sole osservo le fronde leggere, mentre danzano accompagnate dal vento.
Nel sole ritrovo tutti gli odori del mondo.
Nel sole sento il calore del canto di una cicala innamorata.
Nel sole, che filtra fra gli alberi, sfioro il ricordo del nostro primo incontro.
Nel sole, quest'oggi, c'è il delicato sapore di un futuro che è solo per noi.

Stamattina t’ho sentito urlare, sono corso al bagno credendo che ti fossi fatta male, ma non ho fatto neanche in tempo a chiederti cos’avessi che subito mi hai attaccato: “Quand’è che ti deciderai a comprare un fon decente!”. Come al solito fai un dramma per un nonnulla; mento: “Strano… fino a ieri funzionava” “Guarda che capelli come faccio ad uscire ora!?”
Ti osservo bene: avvolta in un accappatoio troppo grande, con la pelle ancora umida ed imperlata da piccole gocce che ogni tanto scendono nella scollatura, là dove io non posso più seguirle con lo sguardo, i tuoi capelli, mossi e stranamente in disordine, incorniciano il tuo viso imbronciato.
“Perché, cos’hanno i tuoi capelli… a me piacciono” “Non mentire!!!” “No, dico davvero… mi ricordano quella volta al lago” “uffa con te non si può parlare!”. Mi cacci dal bagno e chiudi la porta.
A volte proprio non ti capisco, anzi, quasi mai, però in fondo questa situazione mi piace, almeno non rischio di annoiarmi, preso come sono nell’interpretare tutti quei tuoi gesti, per me, così misteriosi.
Come quella volta, al lago, era tanto tempo fa, ma me la ricordo come fosse ieri. Avevamo affittato un bungalow vicino alla riva, il luogo era tranquillo e la mattina il sole si rifletteva sull’acqua, creando un’atmosfera quasi onirica. Passavo gran parte della giornata nell’ozio più totale; tu mi rimproveravi di essere poco attivo, e io, ti rispondevo che, se le chiamavano ferie, era proprio per questo. Un giorno mi hai convinto a fare una passeggiata nella pineta vicino al lago. Eravamo stesi sotto un albero e ci stavamo domandando come mai fossimo gli unici a godere di tutta quella bellezza; la risposta non si fece attendere più di tanto.
Improvvisamente cominciò a piovere, tu hai iniziato a ridere e a piroettare con la sguardo rivolto al cielo, i tuoi vestiti, leggieri, aderivano perfettamente al corpo e i capelli ti scendevano liberi lungo le spalle e la schiena. Ero rapito da quella scena; mi sembravi una ninfa, una creatura del regno delle fate e la natura, felice, piangeva il tuo inaspettato ritorno a casa. Poi m’hai guardato, completamente bagnato e fisso nei miei pensieri; dovevo sembrarti veramente ridicolo! Hai riso più forte, quel suono umano, nel bel mezzo di un universo fantastico, mi ha risvegliato dal mio sogno incantato. Mi sono alzato e tu mi hai chiesto se volevo ritornare, ho risposto di no; eravamo uno di fronte all’altra, la pioggia continuava a cadere ma a noi non importava, io ti trovavo bellissima non ti avevo mai visto così selvatica, ci siamo baciati, in quel momento mi sono sentito il più fortunato degli uomini. Eri solo mia, io ero l’unico nel mondo a gioire per tua bellezza e sarei voluto restare in quell’istante, a godere del tuo corpo, per il resto della mia vita.
Sono ancora assorto nei miei ricordi, quando mi arriva addosso una doccia d’acqua gelata; non ti ho sentita arrivare col secchio! Mi giro perplesso, e allora ti vedo, con indosso dei vestiti bagnati e sulla faccia un’espressione soddisfatta per la scherzo riuscito, questo vuol dire che anche tu stavi ripensando a quel giorno? Non faccio in tempo a chiedertelo; scappi ridendo, e io ti rincorro facendo finta di essere arrabbiato. Ti sto per raggiungere quando scivolo, t’avvicini per vedere come sto ed io ti afferro; mi cadi addosso: “Presa!” “Non vale!” , ti dimeni un po’, ma poi ti arrendi subito dopo.
Il resto della giornata l’abbiamo trascorso a letto: “Alla fine hai rinunciato ad uscire, perché?” “Avevo i capelli tutti in disordine, non potevo andare in giro così!” “Quindi io non centro nulla?” Fai di no con la testa, poi sorridi in quel tuo modo tutto particolare che mi fa battere forte il cuore e ti giri dall’altra parte. Ti abbraccio forte (forse ho paura che da un momento all’altro tu possa volare via) dopo un po’ mi addormento seguendo il ritmo dei tuoi respiri, e ti sogno trasformata in una ninfa, che danzi in un bosco, leggera, come il vento tra le foglie.